Mantide Hierodula: la gigante asiatica che sta cambiando gli equilibri degli insetti in Italia

Se negli ultimi anni hai fotografato una mantide enorme in giardino e l’hai postata sui social con la didascalia “guardate che roba”, probabilmente non era una mantide religiosa qualunque. Il genere Hierodula, conosciuto come “mantide gigante asiatica”, sta silenziosamente colonizzando l’Italia da circa un decennio, e oggi è diventato oggetto di un vero e proprio progetto di ricerca scientifica nazionale. Non è pericolosa per l’uomo — questo va detto subito, prima di ogni altra cosa — ma la sua storia dice molto su come una specie aliena possa insediarsi senza che quasi nessuno se ne accorga, fino a quando i numeri diventano impossibili da ignorare.

Chi sono, davvero, queste mantidi giganti

Il genere *Hierodula* raggruppa diverse specie di mantide originarie dell’Asia, tutte accomunate da dimensioni ben superiori rispetto alla nostra *Mantis religiosa* di casa. In Italia sono state identificate soprattutto due specie: Hierodula tenuidentata, la mantide gigante asiatica in senso stretto, e Hierodula patellifera, la mantide gigante indocinese. C’è poi un terzo protagonista di questa piccola invasione silenziosa, la mantide gigante africana (*Sphodromantis viridis*), ormai stabilmente insediata in Sardegna.

I numeri parlano chiaro: un esemplare adulto di Hierodula può arrivare a 9 centimetri di lunghezza, contro i 6-7 centimetri della mantide europea. Non è una differenza da poco quando si parla di un predatore. La colorazione varia dal verde brillante al giallo-verde fino a tonalità brune, con una capacità di mimetismo tra il fogliame che, va detto, è impressionante anche per chi la sta cercando apposta.

Come sono arrivate in Italia (spoiler: non a piedi)

La comparsa di queste mantidi nel nostro Paese è recentissima su scala evolutiva: *Hierodula tenuidentata* viene segnalata per la prima volta tra il 2015 e il 2016, con un nucleo iniziale concentrato nelle campagne tra Cremona e Mantova. Nell’estate 2018, in quella stessa area, si registra quella che i ricercatori definiscono senza mezzi termini una esplosione demografica. *Hierodula patellifera*, arrivata più o meno negli stessi anni, si diffonde invece più rapidamente in tutto il Nord Italia.

Il meccanismo di introduzione è quello di sempre quando si parla di specie aliene: non un arrivo intenzionale, ma un passaggio accidentale. Le ooteche — le capsule che contengono le uova — possono viaggiare inosservate tra le fronde di piante ornamentali importate dall’Oriente, un canale di introduzione che accomuna la storia di questa mantide a quella di altre specie aliene ormai note al grande pubblico, cimice asiatica in testa.

Una resistenza al freddo che ha sorpreso i ricercatori

C’era un’aspettativa diffusa, tra gli entomologi, secondo cui una specie di origine tropicale come questa non avrebbe retto a lungo il clima italiano, restando confinata a qualche estate isolata prima di estinguersi. I fatti hanno smentito questa previsione: gli studi hanno dimostrato che *Hierodula tenuidentata* riesce a sopravvivere da adulta a temperature comprese tra 0°C e -5°C. Questo spiega perché la specie non si sia fermata alla Pianura Padana, ma abbia già raggiunto il Trentino e alcune vallate alpine — un’espansione territoriale che gli specialisti descrivono come sorprendentemente rapida.

Perché una mantide innocua per l’uomo preoccupa comunque gli scienziati

Qui arriva il punto che spiazza chi si aspetta il solito discorso su “insetto pericoloso da eliminare”: le mantidi Hierodula non pungono, non mordono, non iniettano veleno, non trasmettono malattie. Il problema non è la sicurezza dell’uomo. Il problema è l’equilibrio ecologico.

Parliamo di predatori generalisti con una stazza fuori scala rispetto alla fauna locale: si nutrono di un’ampia varietà di insetti, comprese specie impollinatrici come api e farfalle, e occasionalmente anche di piccoli vertebrati. Introdurre un predatore di queste dimensioni in un ecosistema che non ha mai dovuto fare i conti con lui, e che quindi non ha sviluppato contromisure evolutive, può alterare in modo permanente gli equilibri tra le specie di mantide autoctone e gli insetti utili già presenti sul territorio. È esattamente il meccanismo con cui si definisce una invasione biologica, ed è per questo che il fenomeno oggi viene seguito con la serietà di un progetto scientifico dedicato, non liquidato come una semplice curiosità naturalistica.

Il progetto che sta mappando l’invasione, un avvistamento alla volta

Il Museo di Archeologia e Scienze Naturali “Giuseppe Zannato” di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, coordina insieme all’Università degli Studi di Padova il Progetto Mantidi Aliene, che combina sperimentazione di laboratorio, analisi comportamentali e modellazione ecologica. La parte più interessante, però, è come vengono raccolti i dati sul campo: attraverso la citizen science. Sono già oltre 2.300 le segnalazioni arrivate da cittadini e appassionati naturalisti di tutta Italia, un contributo che ha permesso ai ricercatori di pubblicare i primi risultati sulla rivista internazionale *Journal of Orthoptera Research*. Senza gli occhi di migliaia di persone comuni, semplicemente, questo livello di mappatura non sarebbe stato possibile.

Riconoscerla a colpo d’occhio: le differenze con la mantide di casa

Distinguere una Hierodula da una *Mantis religiosa* non richiede un laboratorio, bastano un paio di indizi. La dimensione è il primo: un esemplare adulto oltre i 7-8 centimetri è quasi certamente una Hierodula. La corporatura è il secondo: le Hierodula hanno un aspetto più tozzo e massiccio, con un torace proporzionalmente più largo, mentre la mantide europea resta più slanciata ed esile. Anche l’habitat aiuta a orientarsi: mentre la mantide religiosa preferisce prati aridi e incolti, le Hierodula mostrano una netta predilezione per gli ambienti fortemente antropizzati — giardini, siepi ornamentali, alberature stradali, balconi, persino aree industriali. Un adattamento agli spazi modificati dall’uomo che, secondo gli studiosi, è proprio uno dei motori della loro rapida diffusione.

Il commercio di insetti esotici: un canale di diffusione spesso trascurato

C’è un fattore che raramente entra nel discorso pubblico su questa invasione, ma che gli esperti considerano tutt’altro che secondario: il commercio amatoriale di insetti esotici. Le dimensioni imponenti e la colorazione vivace rendono le mantidi Hierodula particolarmente ricercate nel mercato dei terrari, sia in Italia sia all’estero. Il rilascio — accidentale o, peggio, volontario — di esemplari allevati in cattività, insieme al trasporto involontario di ooteche attraverso piante ornamentali importate, è tra le vie più probabili con cui la specie continua a colonizzare nuovi territori italiani.

Per questo il Progetto Mantidi Aliene insiste molto sulla responsabilità individuale: chi acquista una mantide esotica per hobby dovrebbe evitare qualsiasi rilascio in natura, anche quando l’intenzione è buona (“tanto è solo una mantide, che male fa”). Ogni singolo esemplare liberato può contribuire, in modo concreto, all’espansione di una popolazione alloctona già in forte crescita.

Cosa fare se ne incontri una e quali sono i rischi 

Va detto con chiarezza, perché è un punto su cui capita spesso confusione: una mantide gigante in giardino non è un problema da eliminare con un intervento di disinfestazione. Non danneggia strutture, non è un parassita delle coltivazioni, non rappresenta un rischio sanitario. È un fenomeno che va osservato, documentato e, quando possibile, segnalato — non trattato come un’infestazione normale 

Minaccia e declino delle mantidi autoctone

La stazza imponente e la spiccata aggressività delle mantidi del genere Hierodula stanno mettendo a dura prova le popolazioni locali della nostra *Mantis religiosa* e di altre specie più contenute, come *Ameles spallanzania*. Un impatto che si manifesta principalmente attraverso due dinamiche ben precise: [

  • Trappola sessuale fatale: le femmine alloctone rilasciano richiami chimici e feromoni a cui i maschi di *Mantis religiosa* non sanno resistere. Richiamato da questi segnali, il maschio autoctono si avvicina, ma trova ad attenderlo una femmina decisamente più forte e grande che lo blocca e lo divora, azzerando ogni possibilità di accoppiamento con le femmine nostrane. 
  • Competizione e cannibalismo: la contesa per il cibo e per i punti strategici di caccia è serrata, e la specie aliena non si fa problemi a cannibalizzare direttamente gli esemplari indigeni. 

Impoverimento della fauna locale (iperpredazione)

A differenza delle mantidi autoctone, ben integrate negli equilibri nostrani, le *Hierodula* sono cacciatrici arboricole voraci, generaliste e nettamente fuori taglia. Il loro repertorio di prede comprende: 

  • Insetti impollinatori: catturano in grande numero api, farfalle e bombi, essenziali per l’impollinazione e per la biodiversità vegetale.
  • Piccoli vertebrati: la letteratura scientifica riporta diversi casi di esemplari adulti in grado di afferrare e mangiare rettili come lucertole, piccoli anfibi, mammiferi di taglia ridotta e persino uccellini. 

Alterazione degli ecosistemi urbani e naturali

Queste mantidi hanno mostrato un’eccezionale capacità di adattamento agli spazi urbanizzati, proliferando nei giardini pubblici, nei viali e nei parchi cittadini. Favorita dal progressivo aumento delle temperature, la specie sta spingendo la sua avanzata verso riserve naturali e vallate alpine, minacciando la tenuta di catene alimentari già delicate.

Il ruolo di Sanatec: sapere distinguere è la base di ogni intervento serio

In Sanatec crediamo fermamente che una gestione professionale dei parassiti debba fondarsi sull’analisi e sul rigore scientifico: riconoscere con esattezza l’organismo, comprenderne le abitudini ecologiche e stimare con precisione la portata dei pericoli rappresentano i passaggi fondamentali prima di stabilire qualunque strategia operativa.

L’espansione degli esemplari di Hierodula dimostra chiaramente quanto sia essenziale separare la minaccia alla salute umana dal concreto pericolo di alterazione degli equilibri ecologici. La presenza di questi insetti sul territorio merita senza dubbio un’attenta osservazione, ma non richiede automaticamente un’azione di eradicazione chimica.

Il compito fondamentale della nostra azienda consiste nel diffondere indicazioni corrette e valutare il reale rischio, svolgere solo se necessario trattamenti mirati, incentivando al contempo il tracciamento dei dati e l’invio delle comunicazioni agli enti di ricerca scientifica. Garantire la tutela degli ecosistemi implica anche la maturità di capire quando il semplice monitoraggio sul campo costituisce la strada più saggia e responsabile.

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